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Caccia in battuta al Cingiale

La caccia in battuta al cinghiale ha le sue antiche origini nel territorio Toscano. La caccia al cinghiale viene praticata ormai in molte regioni, ma i maestri di questo tipo di caccia si trovano indubbiamente in Toscana, regione in cui questo tipo di caccia ha avuto origine.

La caccia in battuta al Cinghiale inizia col classico “raduno” dei partecipanti fissato al mattino di buon ora. I “tracciatori”, ossia coloro che hanno il compito di trovare i cinghiali ed individuarli nel bosco, scelgono la zona dove andarli a cercare; questo procedimento è abbastanza complesso, poiché richiede molta esperienza e bisogna conoscere molto bene le zone di pastura, che variano a secondo degli spostamenti che i branchi dei cinghiali fanno, in base alle loro esigenze alimentari.

Dopo la scelta del territorio di caccia, i “tracciatori” partono e vanno alla ricerca delle impronte lasciate dal cinghiale durante la pastura notturna. Spesso i segni del suo passaggio sono evidenti e l’operazione di tracciatura consiste nel rilevare le impronte presenti nella zona di battuta facendo buona attenzione che il branco dei cinghiali od il singolo selvatico non escano da tale perimetro.

Certe volte vengono presi in esame i così detti grufolati, cioè i segni che il cinghiale lascia col grifio (muso) alla ricerca delle ghiande, delle radici o dei lombrichi, a seconda della forma di detti grufolati si suppone che il cinghiale o il branco di cinghiali, si sia rimesso nelle vicinanze. Questo è solo la parte più semplice delle operazioni di tracciatura che il tracciatore comunemente fa prima di poter affermare, con una buona approssimazione, che i cinghiali sono nella zona di battuta. Ovviamente come ben saprà chi è abituato ad alzarsi di buon ora per andare a caccia tutte queste operazioni preliminari consentono solo con una buona approssimazione di prevedere la presenza dei cinghiali, ma non ne danno la certezza assoluta e può succedere anche di avere la sfortuna di non incontrare nessun Cinghiale.

A questo punto si procede al sorteggio delle poste. Ogni “postaiolo” si vedrà assegnato un numero che corrisponde alla sua posizione nel perimetro della battuta, che si intende cacciare. Ovviamente le poste sono collocate in corrispondenza dei cosiddetti “trattoi” che si individuano facilmente nel bosco. I “trattoi” non sono altro che le vie di transito dei cinghiali.

I partecipanti alla battuta vengono quindi accompagnati alle poste da un addetto che provvederà  a posizionarli secondo il proprio numero di sorteggio. Qualora la battuta interessi un area piuttosto vasta nel perimetro non coperto dalle poste vengono posizionati i cosiddetti scaccioni o braccali, i quali hanno il compito di scacciare gli animali che intendano passare per quella direzione indirizzandoli verso la linea delle poste.

Posizionate le poste, entrano in scena gli scaccioni e i cani coadiuvati dai propri conduttori, detti canai, provvedono a scovare il cinghiale nelle “rimesse” nel folto dei roveti dove la macchia normalmente è più fitta e dove sta allestrato il cinghiale nelle ore di luce. La fase più emozionante della battuta è l’abbaio a fermo dei cani e cioè quando il cinghiale viene scovato dai cani ma poiché normalmente è all’interno di una zona di bosco particolarmente folta non intende muoversi cosicché i segugi iniziano ad abbaiare a fermo all’animale. Normalmente i canai avvisano le poste che i cani stanno abbaiando a fermo e che siamo nell’imminenza della fuga del cinghiale e della successiva canizza. Queste due fasi possono durare alcuni minuti come alcune ore poiché il comportamento del selvatico è imprevedibile.

 

. . . . . . . . questo è il bello della caccia in battuta al cinghiale.

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